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Piercing Eyes: il nostro nome, il vostro sguardo

“Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo.”

Se ciò che afferma William Shakespeare è senz’altro vero quando si parla di una realtà ben definita, dai contorni chiari, non è altrettanto valido quando si parla di situazioni in divenire, cangianti e sfumate, dove il nome che si attribuisce per caratterizzarle può cambiarne l’essenza.

rosa

Lo abbiamo sperimentato in prima persona sviluppando il progetto che è risultato tra i dodici vincitori del bando iC – innovazione Culturale di Fondazione Cariplo.

Inizialmente, avevamo deciso di chiamare questo progetto “YouCraft”, per esprimere il coinvolgimento del pubblico nel processo creativo e riferirci al mondo digitale. Nella fase iniziale il nome “YouCraft” è stato accolto in maniera positiva dai nostri interlocutori, che ne apprezzavano l’immediatezza e la modernità.

cariploIC

Ben presto però ci siamo accorte che questo nome non era adatto a ciò che stavamo realizzando. La parola “craft” connota in modo troppo limitativo il mondo che intendiamo promuovere, dove il sapere artigianale è presente, ma strettamente unito all’arte e al design. Ci serviva un nome più intrigante, evocativo e appropriato. Per settimane abbiamo esplorato le diverse caratteristiche del nostro progetto, che nel frattempo si andava precisando e definendo, per estrapolare da queste il nome adatto. Ci siamo arrovellate sul cercare di rendere la suggestione dell’incontro tra il cliente, i suoi desideri, la sua immaginazione, e l’artista, con il suo stile, la sua sensibilità e la capacità creativa. Abbiamo paragonato questo tipo di relazione a un sistema di stelle binario, dove le stelle orbitano intorno al loro comune centro di massa. Abbiamo preso in esame i nomi delle stelle doppie, Albireo, Beta Cigni, Algol, Beta Lirae… Ma pur essendo bellissime al telescopio, foneticamente non ci piacevano!

albireo

Abbiamo allora pensato di paragonare il nostro sito a un luogo leggendario di scambi e di incontri, e abbiamo stilato un elenco di località favolose, da El Dorado ad Atlantide a Mogador… Senza riuscire a trovare niente che sentissimo completamente “nostro”. Ci siamo cimentate con concetti complicati e poco conosciuti come i metamerismi, abbiamo provato a coniare nuovi termini unendo parole tra di loro, abbiamo giocato con i significati e i doppi sensi senza però ottenere grandi risultati: i nomi che trovavamo erano poco rappresentativi, già utilizzati da altri o, in alcuni casi, addirittura impronunciabili!

paroliere

Stavamo quasi per desistere quando un giorno, finalmente, un nome ci ha “trafitte”. Eravamo nello studio di Phoenix Advertising, l’agenzia di comunicazione che ci sta seguendo, e stavamo valutando diversi nomi e pay-off da loro proposti.

Phoenix ADV

Tra le varie soluzioni, ci ha colpite l’espressione “piercing eyes” a tal punto da decidere di farla diventare il nostro nome. Perché?

Perché “to pierce” in inglese vuol dire trafiggere, perforare, colpire.

I “piercing eyes” sono dunque occhi che sanno cogliere, colpire, oltrepassare la realtà.

Sono i nostri occhi, di curatrici, che indagano, selezionano, scrutano e scandagliano la realtà in cerca di bellezza, profondità e valore.

Sono gli occhi degli artisti e dei designer che rappresentiamo. I loro occhi perforano la materia, cogliendone le forme e le potenzialità, per tirar fuori da essa le loro creazioni. Come disse Michelangelo: “Ho visto un angelo nel marmo e ho scolpito fino a liberarlo”.

michaelangelo

Infine, i “Piercing eyes” sono gli occhi di tutti coloro che nella massa caotica della produzione commerciale sanno guardare, osservare, distinguere ciò che ha valore da ciò che ne è privo. E’ agli occhi di costoro che il nostro progetto di rivolge.

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